La Banca del tempo: un progetto per la comunita'

 

di Paolo COLUCCIA - paconet@libero.it

 

Il tempo del mondo finito e' cominciato,

ed e' cominciato come fine della pluralita' dei mondi.

(Serge LATOUCHE)

 

 

1. La Banca del tempo: premessa generale.1.1. Per evitare ogni fraintendimento e per sgombrare il campo da ogni equivoco dico subito, con estrema franchezza, che il modello di Banca del tempo di cui parlo nell' articolo e al quale faccio riferimento nell'azione e nella riflessione, e'quello autonomo e autogestito. Dunque, non e' lo stesso modello genericamente divulgato in Italia, sostenuto e appoggiato da Tempomat (Osservatorio delle Banche del tempo italiane nato nell'organizzazione

sindacale della CGIL), nel quale e' prevista un'ampia influenza propositiva e gestionale della Pubblica Amministrazione (Enti locali e, piu' specificatamente, Assessorati ai Servizi Sociali e Commissioni per le Pari Opportunita'), approdato in Parlamento in disegno di legge e rientrato al

Capo VII di una recente Legge dello Stato (Legge 8 marzo 2000, n. 53 "Disposizioni per il sostegno della maternita' e della paternita', per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle citta'"). Come tutte le leggi in materia di legislazione sociale, tale norma disciplina (o almeno cerca di disciplinare) e istituzionalizza, lo spazio d'azione pubblico, pone vari vincoli nelle procedure e definisce ambiti e competenze nel contesto burocratico e direzionale degli enti locali ai vari livelli (Regioni, Provincie e Comuni).

 

E' importante indicare questa differenza (e tenerla in debita considerazione sino alla fine) per comprendere il perche' della proposta di un preciso "soggetto sociale" (Touraine, 1998; Donati, 1997), solo dal quale puo' derivare, a mio avviso, un input oggettivo per un progetto di riqualificazione della comunita' d'appartenenza e del sistema sociale in generale.

 

Questo modello di Bdt e' completamente autopoietico, autoreferenziato ed autogestito, deriva dall'azione comune di un gruppo di individui, i quali stringono un patto mutualistico di reciprocita' generalizzata, cioe' indiretta. E' costantemente aperto/chiuso all'ambiente comunitario e si pone

in conflitto/relazione con tutti gli altri soggetti e sistemi psichici/collettivi della comunita'.

 

Il modello di Bdt cui fa riferimento la Legge sopra citata e' invece molto diverso, sia nell'impostazione sia nell'azione. Scaturendo dalla logica dell 'azione pubblica, ricade nell'espressione burocratica e vincolistica dei poteri delle PP.AA., che si riconoscono in tutta la loro legittimita', anche se pero' si ritiene non possano invadere totalmente la complessita' delle

relazioni sociali inter-individuali, inter-soggettive e inter-culturali di una comunita'.

 

Queste relazioni, nel loro complesso, plasmano, mediante un rapporto complementare e sinergico con gli altri soggetti istituzionali ed economici, il sistema sociale nel suo insieme. Purtroppo, queste spinte provenienti "dal basso" (termine ormai molto usato e abusato nel linguaggio politico e

negli stereotipi comuni), mediate e filtrate, compresse e avviluppate da vari interessi, di rado sono prese in considerazione negli ambienti pubblici e nei vari livelli della sfera istituzionale.

 

 

1.2. Con questa argomentazione in premessa voglio evidenziare molto semplicemente lo stato di subordinazione della societa' civile alla sfera pubblica. Un curioso linguaggio sociologico specialistico individua nella societa' la presenza di generici attori deboli contrapposti a precisi attori

forti, i primi indefiniti, informali e spesso non riconosciuti, i secondi, al contrario, circostanziati, strutturati e rappresentati da istituzioni, chiese e forze sociali di varia rappresentanza e percio' qualificati e con un loro spazio d'azione sociale di influenza.

 

Ad una societa' medievale, ovvero alla "casa di Dio" (E. Power, 1993), composta in massima parte di sudditi, nella quale una minima parte pregava, un'altra poco maggiore combatteva o regnava e la stragrande maggioranza dei restanti - schiavi trasformati in servi (De Masi, 1999, p. 71) - lavorava,

subentro' nella modernita' una societa' di subordinati, ordinata verticalmente e piramidalmente in tutte le sue organizzazioni istituzionali, economiche e sociali. L'epoca post-moderna emergente, definita dell'informazione e della comunicazione, lascia intendere che si aprono le porte ad una societa' fondata sulle relazioni inter-individuali semplici e complesse, una societa' di associati, più orizzontale, non molto gerarchizzata, non livellata ma allo stesso tempo specializzata. Il grosso

problema di questa nuova era e' che "la partecipazione al dibattito sociale dipende dall'accesso all'informazione". Cosi' è riportato nel Libro Verde della Commissione Europea: Vivere e lavorare nella societa' dell' informazione: priorita' per la dimensione umana. Quanto alle gerarchie, ha

osservato acutamente un sociologo recentemente scomparso: "Abbiamo [...] smentito la concezione secondo la quale la "gerarchia" e' un presupposto "naturale" dell'ordine in quanto tale" (Luhmann, 1990, p. 338). Assistiamo ad un cambio di paradigma, sia nell'analisi sia nella creazione di societa' (Marcus/Fisher, 1998; Caillé, 1998; Fukuyama, 1999).

 

 

1.3. In Italia il fenomeno delle Banche del tempo e dei sistemi locali di scambio non monetario che generano altruismo reciproco generalizzato e' molto differenziato. Possiamo distinguere, in modo molto approssimativo, tre modelli di Banca del tempo:

 

- la Bdt (60%) organizzata, finanziata e gestita dal Comune, a seguito di deliberazione della giunta comunale, con un funzionario pubblico che fa l'animatore, il coordinatore e il segretario dell'esperienza. Questi cura i rapporti con l'esterno e con l'interno, tiene i colloqui attitudinali con

gli interessati allo scambio, organizza e fissa gli incontri e, ovviamente, da' conto all'Amministrazione in carica che decide se, come, dove e quando intervenire finanziariamente per sostenere il progetto, il quale si estrinseca sempre secondo lo schema previsto dalla logica legata all' efficienza e all'efficacia dell'azione pubblica: progettazione, esperimento, attivazione e verifica. Una variante di questo modello può essere rappresentata quando l'incarico di formare una Bdt e' affidato ad una cooperativa sociale, ad un consulente sociale, ad un gruppo di individui o

ad un esperto conoscitore della materia. In ogni caso e' sempre previsto il finanziamento dell'iniziativa, un locale pubblico per le riunioni, un computer, il telefono, il fax, la fotocopiatrice, il tutto sempre di proprieta' del comune. Questo modello, sviluppatosi in molte città italiane

del centro-nord, vede nella Bdt un servizio pubblico da fornire al cittadino, qualificato come utente o cliente, che per le sue necessita' si rivolge ad uno sportello, stacca degli assegni per le prestazioni, si accredita o si indebita per le prestazioni date o ricevute, riceve il suo bravo estratto conto periodico., proprio come avviene nell'immaginario economico e monetario del sistema bancario, solo che al posto delle monete in queste organizzazioni si deposita e si conteggia il tempo.

 

- la Bdt (30%) che nasce all'interno di un'associazione, di una cooperativa o di un'organizzazione sindacale (Arci, Misericordie, Mag, Auser ecc.). Questi gruppi già costituiti e funzionanti fanno muovere (a mo' di balie) i primi passi alla neonata iniziativa sociale e il piu' delle volte fungono da

stimolo alle Amministrazioni comunali più disattente, affinche' sposino e caldeggino, soprattutto finanziariamente, l'iniziativa. Pochi, in verita', sono i gruppi o i sodalizi che rifiutano di ricevere denari dalla PP.AA., gelosi della propria autonomia e della propria ideologia associativa e che

preferiscono provvedere autonomamente a far partire, a far crescere e a far attecchire l'idea. In positivo, si lascia alla fine che la Bdt proceda con le proprie gambe e che si apra alla comunita'; in negativo, puo' avvenire che il rapporto ideologico di fondo crei dipendenza, perduri all'infinito e

che il sistema rimanga chiuso ed individualizzato all'ambiente sociale.

- la Bdt (10%) come sistema autonomo, autofinanziato e autogestito che nasce su iniziativa di alcuni individui ampiamente motivati, spesso carburati ideologicamente (in senso politico, ambientalista, solidaristico ecc.), che si riuniscono ed elaborano un progetto di azione comune, che si autofinanziano e che si autonormano con uno statuto ed un regolamento e con degli strumenti semplici di informazione e di contabilita', per favorire e per registrare gli scambi di reciprocita' generalizzata. L'obiettivo, quasi sempre, e' quello di formalizzarsi in libera associazione senza fini di

lucro (art. 18 Cost. Ital., artt. 36 e ss. Cod. civ.). Non nascondo una certa simpatia per questo modello, pur con qualche riserva. Infatti, il substrato ideologico, se per un verso fa da collante, dall'altro puo' isolare il gruppo dalla comunita'. Inoltre, quando le controversie non si

ricompongono facilmente si rischia l'implosione del sistema.

 

 

1.4. In termini percentuali, in Europa e nel mondo avviene tutto l'opposto.

La stragrande maggioranza dei sistemi locali di scambio attivi in Europa - Lets (GB), Sel (F), Tauschring (D)...-, e nel mondo - Ithaca-Hours (USA), Club de Trueque (ARG), Sec (Senegal)...-, sono autonomi, autofinanziati e autogestiti.

 

Si è inventato, forse, in Italia un modello differente? E' la Pubblica Amministrazione che dimostra più sensibilita'? A mio modesto avviso, niente di tutto questo!

 

Non possiamo approfondire in questa sede la questione: diciamo soltanto, in forma telegrafica, che il sistema Italia ha ancora molta presenza di stato e di istituzioni nella vita sociale ed economica dei cittadini, e questi ultimi, a loro volta, sentono ancora molto necessario e indispensabile l'intervento regolamentatore dello Stato nella loro vita sociale ed economica. A cio' si aggiungano le varie presenze para-istituzionali che gestiscono ulteriori spazi pubblici (chiese, sindacati, partiti politici, associazioni riconosciute, organizzazioni non profit ecc.) che quasi esauriscono, con il grande potere decisionale e di rappresentativita', ogni spazio d'azione e di libera espressione dell'individuo. L'Italia fa ancora molto affidamento all' azione politica, sociale ed economica degli apparati pubblici, dal Governo agli Enti locali. Oggi, inoltre, si guarda con ulteriore speranza (e con qualche illusione) al potere decisionale della Commissione Europea e delle sue Direzioni generali. Lo schema in ogni caso e' sempre unidirezionale: da Nord a Sud!

 

 

1.5. Se diamo uno sguardo alla storia dei sistemi locali di scambio non monetario avremo la controprova che queste iniziative non orientate al guadagno sono nate sempre per iniziativa autonoma di uno o piu' individui. A volte si e' trattato di utopie, di movimenti ideali e spesso si e' assistito a fallimenti o anche a disturbi da parte di organizzazioni economiche e finanziarie, che, con il loro alto potenziale d'influenza, ne hanno ostacolato il percorso e la realizzazione.

 

Verso la meta' del 1800 Pierre Joseph Proudhon (1809-1865), animato da un profondo pensiero sociale orientato ad eliminare non tanto la proprieta' privata quanto gli interessi ritenuti illegittimi che questa (compreso il denaro accumulato nei depositi bancari) faceva godere al capitalista a spese

del lavoro altrui, fondo' in Francia la Banca del Popolo. Vi si riunirono alcune migliaia di iscritti che attivarono forme di mutualita' e di auto-aiuto. Qualche decennio prima Robert Owen (1771-1858), considerato a pieno titolo il padre della cooperazione socio-economica, convinto che il progresso dell'umanita' dipendesse dal miglioramento delle condizioni di vita e del lavoro, fondo' un modello di comunita' che chiamo' New Harmony, nella quale era previsto che ogni individuo producesse qualcosa che potesse essere utilizzato anche dagli altri. Un eccesso di idealismo sociale e di

utopia impraticabile, piu' alcune scelte pratiche strutturali e finanziarie errate, portarono al fallimento di queste iniziative.

 

Intorno agli anni '30 negli USA e in Svizzera si svilupparono rispettivamente trade-credits e Wir Economic Circle Cooperative. Queste ultime organizzazioni continuano anche oggi ad essere utilizzate da migliaia di soci, ma il loro orientamento e' specificatamente rivolto al miglioramento economico proveniente dal potere d'acquisto degli aderenti.

 

Si ha notizia che a Brema (Germania), subito dopo la seconda guerra mondiale sia esistito un locale cerchio di scambio, non come il mercato nero, ma un vero e proprio circuito comunitario. Una persona dava un valore ai beni che qualcuno possedeva e depositava, un po' sulla linea del banco dei pegni. La valutazione non era fatta in denaro ma con altri oggetti o beni a loro volta depositati. Questi potevano essere a qualcuno inutili, ma ad altri necessari per sopravvivere al difficile momento storico. Tale pratica non monetaria duro' soltanto pochi mesi, circa un anno, poi spari', anche perche' il sistema economico tedesco riparti con fondi della ricostruzione. Di quel sistema di scambio si ha soltanto una debole memoria storica: non esistono documenti o riferimenti storiografici, anche perche' interesso' la gente piu ' povera e bisognosa, che nel disastro bellico aveva perso quasi tutto e poco poteva curarsi di descriverne i meccanismi e le artificiosita'

strumentali. Molte persone in ogni caso riuscirono con quel sistema a superare i tristi momenti dell'immediato dopoguerra (Lange/Coluccia, 1998).

 

Dal 1975 si organizzarono in Canada i LETSystem (Local Echange Trading System), che utilizzarono monete locali riferite alla valuta nazionale, al dollaro o al tempo inteso come ora di lavoro. Dal 1985 i LETS, dopo qualche clamoroso fallimento e qualche affinamento tecnico-contabile e con l'apertura della gestione e dell'organizzazione ai soci, si sono diffusi rapidamente in Europa (Inghilterra, Germania, Francia, Belgio, Scozia, Italia ecc.) e nel mondo (Argentina, Messico, Venezuela, Brasile, Australia, Senegal ecc.). La parola lets, oltre che il significato dell'acronimo, può significare anche "Lasciatecelo fare!". Interessante l'attivita' coordinatrice e propositiva di Letslink UK, animato per alcuni anni dall' economista Liz Shephard (1996, 1997).

 

In Francia oltre ai SEL (Sistème d'Echange Local), orientati in senso ecologico ed anti utilitarista, si sono organizzati RERS (Réseau d'Echange Réciproque de Savoir - Rete di scambio reciproco di sapere) e Troc-Temp (Baratto di tempo). Interessante la Route des SEL, organizzazione nazionale

di ospitalita' per viaggiatori aderenti ai Sel che permette il pernotto gratuito presso le famiglie che vi aderiscono.

 

In Germania esistono diverse configurazioni di sistemi di scambio: i Tauschringe (Cerchi di scambio), i Talents (sistema Talenti), le Zeitbörse (Borse del tempo). Singolare il motto dei Tauschringe: "Vai, anche senza marchi!" (Lange, 1997; Kreuzberger Tauschring, 1997).

 

In Belgio e' testimoniata la presenza e la sperimentazione di SEL e di LETS: quest'ultimo acronimo, a differenza di quello inglese riferito allo scambio commerciale ed economico, significa soprattutto Locale Scambio di Talenti e di Servizi, dove per talenti s'intendono le capacita' personali creative

dell'individuo (Lacroix, 1998).

 

In Olanda e' attivo un gruppo che divulga e sostiene i sistemi di scambio locale: Aktie-Strohalm. Questa associazione ha organizzato a Strasburgo nel 1998 un Seminario Internazionale Lets con il fine di sviluppare questisistemi non monetari nelle nazioni dell'Est dell'Europa.

 

Nel 1991 ad Ithaca (New York) parte un sistema orientato a controllare gli effetti negativi dell'economia di mercato. Si stampano le Ore di Ithaca, monete locali multicolorate e dipinte, su carta filogranata o su canapa tessuta a mano, con inchiostro termico alle quali si e' dato un corso legale parallelo. Alcuni bar, ristoranti e cinema accettano le Ithaca-Hours. Questo contante rispetta l'ambiente, non e' speculativo e crea lavoro e consumo responsabile.

 

In Argentina, sempre agli inizi degli anni 90, si formano i Clubs de Trueque (Clubs di scambio) riuniti successivamente in un progetto di comunicazione denominato Red de Trueque. Con queste associazioni si tenta di rilanciare il dinamismo economico perduto dalle comunita' negli anni '80. La Red cerca di mettere le popolazioni in condizione di rispondere ai problemi di esclusione generati dalla globalizzazione dei mercati. Il motto e': "Il futuro non sta scritto!".

 

L'Australia conta il sistema Lets piu' numeroso per numero d'iscritti (si parla di 1800 aderenti) e di famiglie coinvolte nello scambio: il Blue Mountain.

 

In Senegal sono nati i SEC (Sisthème d'Echange Communitaire). Si prefiggono non tanto di generare legame sociale (l'Africa ne ha da "vendere") ma di dinamizzare gli scambi, la reciprocita' e l'autoaiuto, mediante reti locali e principi di vicinato e di prossimita', con una particolare attenzione alle persone svantaggiate.

 

Tutti questi sistemi di scambio sono autonomi e solo sporadicamente si poggiano logisticamente presso qualche altra associazione, ricevendo in comodato o in prestito mezzi o strutture locative.

 

In Italia dal 1995 si cominciano a sperimentare le Banche del Tempo, nelle loro differenti espressioni gia' sopra trattate, qualche sistema Lets, la Zel (Zone economiche locali) e la Rel (Rete economica locale).

 

Per avere un riferimento quantitativo dei gruppi esistenti in Italia possiamo al momento fornire i seguenti dati provenienti da varie fonti e in continua evoluzione, che nella mia ricerca cerco per quanto possibile di registrare:

 

ITALIA 308* gruppi (fonte Osservatorio nazionale delle Bdt al 31 luglio 2000). Risulta pure che al 31/12/1999 solo 137 di questi gruppi avevano comunicato ufficialmente che la loro attivita' stava continuando. Questo e' sintomatico di una situazione di difficolta' latente nelle Bdt.

 

* In questo dato sono compresi i gruppi che inviano la comunicazione dell'inizio delle attivita' di scambio. Compaiono, inoltre, anche le esperienze in via di progettazione, in sperimentazione, effettivamente attivate ed anche quelle fallite o sospese. Si possono stimare effettivamente operanti a pieno titolo dalle 50 alle 100 associazioni di vario modello. Si ha comunque notizia che alcuni gruppi di scambio non aderiscono all'iniziativa dell'Osservatorio di trasmettere i loro dati e

pertanto alcune realta' non sono comprese in questo numero. Si stima in una quarantina la presenza di questi gruppi su tutto il territorio italiano.

 

1.6. Nelle varie esperienze si attiva molto semplicemente il libero trasferimento alla pari di beni, servizi e saperi, ad eccezione di molte Bdt italiane piu' strutturate burocraticamente nell'apparato pubblico, dove l' incaricato del comune e lo sportello filtrano l'informazione e mediano gran

parte degli scambi. Un esempio: le Bdt delle Circoscrizioni della città di Roma.

 

Nella stragrande maggioranza delle Bdt l'unita' di misura e' il tempo (un' ora o frazione di ora per attivita' di servizio). Nel resto del mondo gli scambi si contabilizzano con unita' locali fittizie (lets, sel, talent, kreuze, mistos, zen, granelli, conchiglie, chicchi, ciottoli...), che possono essere riferite alla moneta nazionale, ad una concezione soggettiva di riconoscenza del valore di scambio, al valore d'uso ed anche al tempo. Utilizzando il solo tempo come unità di misura e' più difficile scambiare o

conteggiare beni relazionali, oggetti e prodotti agro-artigianali.

 

Nei sistemi le finalita' sono varie: favorire l'integrazione sociale, il beneficio socio-economico, superare la schiavitu' dal denaro, combattere l'isolamento, sviluppare le relazioni (beni relazionali), sminuire o smussare le differenze economiche (beni posizionali), migliorare la qualita' della vita, ridare dignita' al lavoro di cura e di riproduzione, recuperare la risorsa tempo, stimolare l'auto-organizzazione, progettare uno spazio comune, partecipare attivamente alla vita pubblica, favorire l'incontro inter-generazionale, interagire con le culture altre, concepire la parita' sessuale, di professione, di ceto, di responsabilita', incrementare il risparmio familiare, attivare il mutuo aiuto, la solidarieta', la cultura del dono e della reciprocita', rispettare la natura, educare al comportamento ecologico, fondare un'ecologia della societa' e dei rapporti interumani ecc.

 

Non sono mancati, e non mancano, i problemi. In alcune nazioni sono stati intentati ricorsi e processi verso aderenti ai sistemi di scambio con generiche accuse di concorrenza sleale nel sistema di mercato, oppure per evasione fiscale o per indebita percezione dell'indennita' di disoccupazione in quanto "lavoratore" in un sistema di scambio non monetario. Ogni contestazione, comunque, si e' risolta quasi sempre a favore degli aderenti ai sistemi, che spesso nella loro totalita' sono stati messi in stato di accusa, in quanto si e' dimostrato che non si era percepito denaro, ne' si

erano svolte professioni abusive o praticato lavoro nero, ma che creativamente e occasionalmente si era dato sostegno ai bisogni dell'altro, secondo i principi della solidarieta' e della reciprocita' generalizzata. Oltre a problemi giuridici, fiscali e finanziari provenienti dal sistema sociale ed economico, non sono mancati problemi di tipo assicurativo per danni a persone e a cose (in Italia e' stata ideata e sperimentata una polizza ad hoc con un importante istituto assicurativo), conflitti interni di tipo psicologico, comportamentale, di gestione del potere, di trasparenza amministrativa-contabile, di dipendenza ideologica, culturale, logistica, strutturale, di strumentalizzazione, di strategia, di gestione dell'informazione, di comunicazione, di parita' e di valore delle prestazioni.

 

 

 

 

Agosto, 2000 Paolo COLUCCIA (paconet@libero.it)

 

 

Riferimenti bibliografici

 

 

Caille' A. (1998), Il terzo paradigma, Bollati-Boringhieri, Torino.

 

 

Coluccia P./Lange I. (1998), Le esperienze di scambio in Germania:

Tauschwatt di Brema, in Il tempo ritrovato, periodico d'informazione

autoprodotto da Gripra/Assem-Banca del tempo di Martano (LE). Internet:

http://digilander.iol.it/paolocoluccia

 

 

 

 

Commissione Europea, Vivere e lavorare nella società dell'informazione:

priorita' della dimensione umana, Bruxelles, 1996.